Integrazione e approccio
L'integrazione degli studenti stranieri
Nella costruzione del rapporto educativo tra insegnante ed alunno, da sempre, viene dato ampio spazio al “coinvolgimento emotivo”; l'intera struttura “si fa carico dell'alunno”, lo segue nelle varie fasi della sua crescita, gli sta a fianco nei momenti delle scelte, nei momenti di difficoltà, per lasciarlo camminare poi autonomamente quando questi ha dimostrato di essere in grado di farlo.
Anche nei confronti degli alunni stranieri quindi è risultato del tutto naturale seguire tale approccio e tale linea di condotta. L'obiettivo, soprattutto nella fase di accoglienza dell'alunno neo arrivato è di mettere a disposizione forza e risorse a chi in quel momento si sente particolarmente vulnerabile, smarrito, confuso, disorientato, e di far sentire attenzione, calore a chi approda alla nostra realtà da altri mondi, da altre esperienze, spesso anche drammatiche.
Un momento particolarmente importante è la fase di accoglienza, perché si colloca in un momento di grande difficoltà. L'alunno neo-arrivato è spesso privo di punti di riferimento e si trova improvvisamente ad aver abbandonato un certo mondo (affetti, scuola, casa, paese, abitudini, cultura) per piombare in una realtà che sente completamente estranea e che spesso non riesce neppure a decifrare. La scuola si trova ad accompagnare l'alunno in questo momento difficile e molto delicato in cui il ragazzo si sente particolarmente impotente, in quanto non possiede nemmeno gli strumenti linguistici per esternare le proprie paure, difficoltà, dubbi, domande. Per questo è fondamentale instaurare un dialogo con l' alunno utilizzando anche risorse esterne alla scuola stessa, come i mediatori culturali che facilitano l'instaurarsi di una relazione e di un primo contatto con la nuova realtà.
All'interno di ogni singolo Centro sono individuate delle figure di riferimento alle quali gli alunni stranieri possono rivolgersi per qualsiasi necessità.
Il referente interculturale è una figura alla quale il ragazzo può rivolgersi per qualsiasi problematica, sia personale che didattica, ed ha la funzione di fare da collegamento tra tali alunni e le altre figure che operano all'interno della scuola: insegnanti (sia interni che esterni), dirigenti e anche con le famiglie e con il territorio. Può provvedere a rilevare e segnalare le difficoltà e fare delle proposte concrete per affrontare le diverse situazioni mediante interventi mirati di recupero e supporto con il coinvolgimento dei mediatori interculturali. Il referente interculturale mantiene inoltre i rapporti con i laboratori di rete, segnala i neo arrivati per la frequenza ai corsi, partecipa al colloquio con il mediatore culturale per fornire agli insegnanti notizie sul pregresso scolastico, partecipa alle riunioni e favorisce il passaggio delle informazioni tra i docenti del centro ed i facilitatori linguistici dei laboratori, coordina inoltre eventuali laboratori interni di L2 .
L'approccio ai bisogni educativi speciali
Il CFP-UPT ha sempre accolto all'interno dei propri percorsi ragazzi con diversi tipi di difficoltà e/o disabilità. In passato è stata data maggior rilevanza e sono stati programmati 37 percorsi ad hoc per gli allievi certificati . Con delibera della Giunta Provinciale n. 1073 del 29 aprile 2008 si è recepito il nuovo regolamento che tende a favorire l'integrazione ed inclusione degli studenti con bisogni educativi speciali.
Il regolamento definisce bisogni educativi speciali quelli degli studenti frequentanti le istituzioni scolastiche del primo e secondo ciclo di istruzione e formazione:
in situazione di disabilità certificata ai sensi della legge n. 104 del 1992 con una diagnosi redatta sulla base della classificazione internazionale delle malattie (ICD);
con i disturbi specifici di apprendimento (DSA) ;
che presentano situazioni di svantaggio determinate da particolari condizioni sociali o ambientali e difficoltà di apprendimento tali da compromettere in modo significativo la frequenza e il positivo svolgimento del percorso di istruzione e formazione.
Per rendere operative le disposizioni regolamentari il CFP ha favorito al massimo l'integrazione e l'inclusione di tali ragazzi nel Centro, nelle classi e all'interno dell'intero sistema. Rispetto al passato, sono state inserite nuove figure professionali che fungono da garanti per la buona riuscita dell'integrazione del ragazzo.
Nuove frontiere
Negli ultimi anni è emersa e si è diffusa un'emergenza educativa soprattutto a riguardo dei cosiddetti allievi con BES, fascia C: si tratta di ragazzi che presentano un rischio evolutivo dovuto a disagio familiare o personale che compromette alcuni aspetti dell'apprendimento. In questi casi il Consiglio di classe che identifica il rischio, previo parere della famiglia e di uno specialista in psicologia o in neuropsichiatria, può programmare un percorso individualizzato. Questi interventi favoriscono il superamento delle situazioni di svantaggio e la prevenzione dell'abbandono scolastico. Per questi allievi si può anche prevedere l'esonero dall'apprendimento di una o entrambe le lingue straniere.
I percorsi specifici possono essere temporanei e si discostano il meno possibile dal percorso della classe. Per quanto riguarda i ragazzi con disturbi specifici di apprendimento (fascia B), il progetto educativo personalizzato assume metodologie e attività didattiche rapportate alle capacità individuali, come l'esonero da prestazioni didattiche e formative quali la lettura ad alta voce, la scrittura veloce sotto dettatura, l'uso del vocabolario, lo studio delle lingue straniere in forma scritta. Infatti agli allievi con disturbi specifici devono essere concessi tempi più lunghi e modalità differenziate per le verifiche scritte ed orali. L'organizzazione dell'aula e l'attività didattica vengono adeguate ai disturbi presenti: gli allievi, possono comunque a fine percorso, sostenere l'esame di qualifica previo accordo del consiglio di classe.
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